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L’altro giorno sono andata con la genitrice a stampare per lei la bozza primordiale -con tanto di refusi lasciati per pigrizia suprema- di questa cosa chiamata romanzo che mi balla tra i documenti da tempo. Gliel’ho dovuta stampare perché lei è tanto se l’abbiamo costretta ad avere un cellulare d’epoca. Perché io, dice, non voglio essere rintracciabile -e infatti litiga con quelli che parlano ad alta voce sui treni. È per caso il tuo ufficio? Dice-. Tutto questo solo per far presente che ha poi passato la mattina con i fogli stampati in mano a percularmi al bar, in banca, dal tabaccaio. Diceva vai in cassa gli dai questo e dici -pagherò-. E rideva tantissimo.

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se son rose roseranno

Memorie di giorni in cui si leggeva il futuro nei fondi di Oki, e i fondi di Oki si sentivano ottimisti.

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a posteriori

Cent’anni di solitudine spiegato dal genitore si traduceva nella descrizione di due personaggi che, a posteriori, mi rendo conto fossero per lui i personaggi chiave. Diceva devi leggere Cent’anni di solitudine, ci sono Melquiades (che lui, ovviamente, pronunciava Melkuiàdés) che porta il ghiaccio, e Ursula, “che non può permettersi di morire perché deve occuparsi di tutti”.

Oggi dovevo uscire di casa per andare in edicola a prendere il primo numero di Scottecs Megazine, che poi sarebbe il primo numero del nuovo trimestrale fumettoso di Sio (non so se avete presente, quello che ha fatto i videii pieni di pupazzetti anche per gli Elii e Lo Stato Sociale). Dovevo uscire di casa per andare a prenderlo per due motivi principali, il primo è che Sio è bravo e bisogna tutti festeggiare questa cosa magica che esce nelle edicole, il secondo è che dentro a Scottecs Megazine c’è anche un mio racconto. Si intitola “I sentimenti dell’insalata” e contiene tracce di gatti.

Non sono poi uscita di casa e si presume non uscirò sino a domani poiché su Venezia si stanno scatenando gli elementi, anzi l’elemento acqua, che ci sta vessando da ogni lato sotto forma di esondazioni di canali, neve, e pioggia. E meno male, perché come viene spiegato QUI sarà in verità distribuito nelle edicole entro DOMANI, che è il 6 (SEI) febbraio. Il sei, peraltro, è un bellissimo numero.

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tutto bene

L’altra sera mi è venuto in mente che da piccola, quando ero in particolare paranoia per qualcosa e la paranoia raggiungeva i limiti consentiti di sopportazione, mi scattava un salva vita beghelli tale per cui iniziavo a cantarmi in testa “La regola dell’amico” degli 883 a ciclo continuo, due-tre-quattro volte di seguito, finché non mi passava. Ho pensato più che altro che se all’epoca fossi stata a conoscenza del relativo balletto presente nel lungometraggio “Jolly Blu”, avrebbe funzionato ancora meglio, e magari mi bastava cantarmela in testa una-due volte.

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“Al lettore

Questo che segue è il calendario di un mese; ogni giorno porta la vita di una specie di santo, che patisce e gode come i santi tradizionali. Poi il nostro mese finisce, perché a questo mondo tutto deve finire, anche le nostre brevi vite di idioti.

Che mese sia quello che viene dopo, nessuno con sicurezza lo sa; se in prevalenza ad esempio si dovrà ridere o piangere, se saremo soli o in gran compagnia. Ci sono solo supposizioni. Alcune impressionanti.

C’è chi sostiene che il mese che segue non finisce mai più; è un’idea stravagante, e solo a pensarla ci si sente già stanchi.

C’è invece chi dice che si ricomincia sempre da capo, forse su un altro pianeta; ma ogni volta l’umanità è di un gradino più idiota. Finché in un lento progresso, di pianeta in pianeta, si giunge all’assoluta e totale idiozia, in cui nessuno ricorda più niente, neanche le cose più elementari, come ad esempio sentirsi qualcuno diverso da un sasso o da un meteorite. Questo sarebbe lo stato beato.

Qualcuno ha detto che è uno stato somigliantissimo al piombo.”

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[Ermanno Cavazzoni _ Vite brevi di idioti _ Universale Economica Feltrinelli _ 1997]

Oggi ho pensato che se c’è una cosa che mi riesce bene di fare è reagire alle difficoltà con la prontezza di chi elabora un piano e lo mette in atto da subito. Per esempio stamattina ho elaborato con prontezza il piano di lasciarmi andare all’inedia e aspettare a letto che il Pianeta Terra venisse ingoiato dal Sole. L’ho messo in atto subito.

Poi ho cambiato idea perché ho pensato a quella volta che ascoltavo Chiara Valerio nell’atto della presentazione del suo “Almanacco del giorno prima”, diceva una cosa tipo che sua madre le aveva detto tu hai prepotenza di chi è stato molto amato.

Visto che quella volta lì ho pensato che una cosa simile forse ce la avevo anche io, e che questo mi rendeva una persona molto fortunata ma anche molto sfrangia coglioni, era il caso di arrendersi a sé stessi, alzarsi e chiamare gli amici. Il fatto che rispondano ancora è una cosa che non cessa mai di stupirmi.

Poi ho pensato a quella volta anni fa che mi sono auto procurata una specie di gastroenterite mangiando troppi biscotti per la malinconia di sinceramente non ricordo neanche cosa.

Poi ho pensato a quando Paolo Nori in certi suoi libri scrive di Learco che ha le vocine nella testa che gli dicono sei una merda sei una merda sei una merda. E questo è un pensiero che mi aiuta sempre molto quando ho le vocine nella testa che mi dicono sei una merda sei una merda sei una merda.

Poi ho pensato che non dovrei pensare a queste cose, ma concentrarmi sul diffondere la notizia che su libraio.it è uscito un post con tutto un elenco di scrittori esordienti del 2015 e in mezzo ci sono anche io per Nottetempo ( http://www.illibraio.it/chi-saranno-gli-scrittori-esordienti-italiani-del-2015-81850/ ).

Poi ho pensato a l’altro giorno che qualcuno mi ha detto a cosa pensi? Non devi pensare così forte che ti fa male. Bisogna cominciare un po’ per volta, oggi pensi a un fiorellino, domani a una mucca, poi un po’ per volta arrivi a un concetto complesso.

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