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Ieri ero carne morta, oggi meglio, e per festeggiare la resurrezione delle carni sono andata a messa.

Sì, io. Forse ero confusa dal cambio di contesto e mi sono svegliata convinta di essere una fervente cattolica.

No. Niente crisi mistica fulminante, spiacente. Ho accompagnato la collega che mi è venuta a prendere, eppoi ero curiosa, adesso non è che ogni stronzo che visita un tempio induista mi deve andare in automatico alla ricerca dell’uscita dal Samsara.

A ogni modo, grazie al cielo qua gli studenti italiani sono come i panda nei loro momenti più bui, due, di cui uno che non si sa se passa l’inverno (e che sarei io, ovviamente).

L’alloggio universitario per stranieri è una cosa che se sei stato almeno un anno in quelli di Venezia, ti commuovi. Mica per niente, ma c’è la cucina vera. Con i fornelli veri e dei forni ancor più veri.

La mia camera è territorio italo-kazako e ne sono ben lieta, anche se non capisco una madonna di niente e l’omino del cervello mi canticchia la strada è tanto lunga il freddo già ci assal.

La città in sé e per sé, proprio esteticamente, mi piace così tanto, ma così tanto, che mi rifiuto di scrivere alcunché in merito finché continuo a non capire neanche cosa sto facendo e perché come dove.

Sono entrata in un loculo per fumatori chiamato Paradise Smokers.

In trenta secondi netti ho: fumato quaranta sigarette e dato due tiri della mia, di sigaretta, perso i capelli, perso la vista, perso i sensi, sviluppato almeno tre diverse forme tumorali. Poi sono fuggita.

Ora l’unico modo per purificarmi dal male è immergermi in una vasca di acqua santa benedetta da Padre Amort.

Di essere pressoché invisibile per camerieri e affini l’ho sempre saputo. Evidentemente per le hostess, abilitate a dare retta a tutti ma proprio tutti tutti tutti, questo si traduce in totale travisazione.

Prima mi è arrivato davanti un bicchiere di vino rosso, ma io avevo chiesto dell’acqua naturale, giuro. Al che ho pensato a Tushio che mi dice di farmi due prosecchini prima del volo, e io, indegna, non lo ascolto.

Ecco ora posso riparare..benagol, vino rosso e wafer.

Tra l’altro il rosso dopo una benagol te lo raccomando. Tipo vino all’eucalipto.

poi per carità, c'è a chi piace

 

 

Che poi è solo per dire che sere fa ho sognato Anna Oxa. Che si lamentava. Ho sognato Anna Oxa che si lamentava del fatto che non le avevo ancora dedicato un post nel blog.

Eccolo.

anche perché io contro di lei non mi ci metto

Ci vediamo a giugno, non struggetevi troppo nel frattempo..

dai puccio, non fare così

il verde

Lo abbiamo scelto tra tanti colori per il caffè economico, il pessimo servizio, le tovagliette con gli arabeschi di briciole del ‘52, Radio Birikina e il bagno metafisico. I gestori sono diggiù, hanno un accento splendido e non capiscono una madonna. Gli altri tanti colori non me lo danno il cappuccino alla crema, la brioche macchiata fredda e il succo alla tresca. E non hanno nessuno che infila compulsivamente coltelli nella fessura per le monetine della slot. Se stai, per dire, lì ore e ore a tirarti le paranoie invece di andare a lezione, sì occhei, sta bene che ci sia Alombs. Ma tanto poi ti rispondono Pupo e Loretta Goggi.

Una mattina hanno portato le ordinazioni tutte sbagliate, tranne la mia. Dio come mi sono sentita trascurata.

il bagno metafisico

 

Autunno duemilaesei, umidiccio come solo una laguna può partorirlo, maroni che giravano come eliche infuocate. Già di loro, poi arriva la mattina della prima lezione di russo, che ovviamente era una mattina brutta e grigia e umidiccia. Non c’è migliore giornata di una giornata brutta e grigia e umidiccia per arrivare in ritardo alla prima lezione di russo.

Cerca la sede, trova la sede, scale, corridoio, aula. Aperta con gli studenti perplessi a pascolare fuori. Matricole ovviamente, che a russo ci sono arrivata con due comodi anni di differita. Quindi un ragazzo e una ragazza coi sorrisi fiduciosi del primo giorno di uni mi vengono incontro (li conosco? ma dove? ma quando? machicazz?)

Scusi, noi siamo del gruppo B, questa è l’aula giusta?

Prego?

Lei non è la lettrice del corso di russo?

l'avessi almeno imparato, poi, il russo

ahcchebbellucafè

Se vado in giro, mangiare-bere cose non familiari e rinunciare a cose familiari, un problema non è. Eccezion fatta per esso. Nero e amaro, figlio della macchinetta. Che è cosa viva e dotata di volontà propria. Negarlo equivale a non aver mai provato a fare un caffè in casa d’altri, laddove novesudieci l’ospite spiega le beghe annesse alla Sua, di macchinetta, e il modo migliore per trattare con essa e uscirne illesi e con un caffè dignitoso.

Lei l’ho comprata stamattina, per portarla meco. Ci siamo guardate e mi ha detto, Eccomi, sono quella che non ti manderà più in crisi perché borbotto in modo anomalo, o troppo piano, o troppo poco, o troppo a lungo. Io, non sono imperscrutabile. Io, sono quella con il coperchietto trasparente.

la_macchinetta_del_caffè

Amami!

Fugato ogni dubbio, venerdì si salta su un aereo, due, tre. Spero di essere ancora raffreddata e spargere fazzoletti e panico per ingannare il tempo.

Nel mentre, saluto e auguro tantecarecose a questa eterna fasa di limbo pre-partenza..

limbo

chepperò, non era poi così male .. pà-pà-pà-pà-pà-pà-pà

Pensierino: Sono andata allo Zaino a vedere gli Amari con Bambi.

Tra l’altro Bambi odia i blog e i blogger, però non odia me, quindi va bene.

Dunque c’era pieno di giovini che giustamente se la cantavano e se la ballavano, ed io ero lì dietro molto intensamente concentrata sui concetti di maldidenti e raffreddore. Ohi che maldidenti. Boiacane il raffreddore. E poi su quelli di letto , piumotto e boulle dell’acqua calda. Ah Dio, la boulle dell’acqua calda. Una, boulle dell’acqua calda, qui ed ora e subito.

Ecco, eccola là che gira l’angolo e mi viene incontro..

parabola

..la parabola discendente.

 

 

[ Bellini, comunque, gli Amari ]

                        

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