ammesso e non concesso

L’altro giorno ho fatto una cosa che faccio raramente, guardare la televisione. Lungi dal volere demonizzare l’elettrodomestico, ci sono, nei fatti, poche ragioni che trovo valide per guardare la televisione. Tra queste, una è aspettare la sigla di Fuori Orario, bearmene, e andare a dormire tranquilla. L’altra è osservare Mara Venier per ore, senza sentire cosa stia dicendo, ammesso e non concesso che stia dicendo qualcosa, nel tentativo di cogliere il momento preciso in cui finalmente, anche lei inizierà a decomporsi come tutti gli esseri umani. So già che quel momento arriverà nel momento in cui sarò, chessò, in cucina a prendere un bicchiere d’acqua, a ricordare che poche cose nella vita sono amare come l’assenza di tempismo.

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perciò veniamo bene nelle fotografie

“Dio fa’  è un’esclamazione [o intercalare] tipicamente veneta, spesso usata al posto delle esclamazioni [o intercalari] che vedono Nostro Signore impegnato in un featuring di successo con la vecchia fattoria. L’etimologia la ignoro, ma ricordo che un giorno in cui mi è sfuggito un Dio fa’ in terra laziale, mi è stata rivolta la domanda, serissima, fa’ che?”

Secondo contributo per Soft Revolution, stavolta si parla dell’esordio di Francesco Targhetta e del suo romanzo in versi “Perciò veniamo bene nelle fotografie”.

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il libro della patata

Inbassoadestra si prende un piccolo spaziotempo riflessivo. Per un po’, probabilmente, seguiranno solo segnalazioni di cose scritte altrove e stralci di libri altrui.

Tipo per le splendide ragazze di Soft Revolution marzo è il mese della Caccia, e al riguardo ho scritto questa cosa su Il libro della patata e Truman Capote [cos'è il libro della patata? e clicca, no..].

 A presto.

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allegro occidentale [un metodo è un metodo (è un metodo è un metodo)]

[...] fa subito un salto da te la capohostess, per darti il benvenuto, e tu ti trovi davanti una giovane donna avvenente che ti guarda ti sorride e ti dice “benvenuto, Mister Piccolo”. Dice proprio Mister Piccolo; e Mister Piccolo sarà anche l’intercalare continuo della hostess sotto la cui giurisdizione sei capitato.  Certo Mister Piccolo, ha chiamato Mister Piccolo?, e così via. La sensazione che vuole immediatamente farti provare con “Mister Piccolo” è che lei è lì esclusivamente per te per qualsiasi cosa in qualsiasi momento; vuole ottenere questo effetto, e lo ottiene. Però, di contro, il fatto che queste povere criste delle hostess debbano imparare a memoria i nomi di ognuno di noi per dare a me la soddisfazione di sentirmi dire “Mister Piccolo” e di darmi quindi la falsa illusione di essere uno conosciuto e amato e forse apprezzato, rende il tutto una messinscena leggermente più ipocrita, e soprattutto il loro lavoro decisamente più umiliante, se oltre a tutte le cose che devono fare (in pratica, servirci ogni minuto al massimo dell’efficienza) sono pure costrette a stare lì a imparare a memoria i nomi in corrispondenza dei posti assegnati. Con reali e paradossali incongruenze, perché un metodo è un metodo ed è sempre, per qualche motivo incomprensibile, più rigido di quanto la realtà dei fatti richieda; e così quando il tuo gruppo si trasforma come da pronostico in una gita scolastica e cominci a scambiare i posti per metterti accanto al tuo compagno di banco o per chiacchierare con chi ti pare, le hostess non sono tenute a renderne conto. E io mi sono sentito chiamare Miss Vaccaro per un intero viaggio da Cairns a Hong Kong, [...]

[Allegro Occidentale _ Francesco Piccolo _ Einaudi _ 2013]

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la felicità terrena

Vorrei che tu fossi qui, solo per vedere come io le vedo le infinite irregolarità dell’intonaco sul muro, l’accurata diversità di ogni foglia da ogni altra foglia, la minuziosa casualità di tutto. E niente di tutto questo fa male, niente è doloroso, tutto vive secondo la sua natura. Devo dire che sono poche le anime che si negano, quando le chiamo. Sono generosamente gentili. Sono molto educate, carine. Vengono attraverso l’aria bella, fanno uno scintillio, ritornano alla loro amata creatura. La loro natura è la stessa della ghiaia e delle foglie e del muro. Sono creature.

[Giulio Mozzi _ La felicità terrena]

 

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sanremo 2013 _ finale

Ieri sera il Gruppo d’Ascolto è stato tragicamente atomizzato. Fortitudo, dopo essersi congedata da un aperitivo con gli amici adducendo scuse tipo Bè scusate devo proprio andare, ho fame e ho sonno, dal tinello della Casa Torre segue in diretta skype con La Talent Scout, la quale mi scrive “Il costumista stasera è in mobilità, la gente si veste come cazzo vuole”. Dopo aver sfamato altre cento coppiette e un cane volpino molto vaporoso, rientro in tempo per la proclamazione finale e il recupero di alcuni passaggi chiave:

  • Maria Nazionale [di cui alleghiamo una imperdibile intervista] è vestita da sirenotta celeste.
  • Malika Ayane è vestita da novizia.
  • Chiara Galiazzo rispetta il lutto della serata precedente.
  • Max Gazzè arriva vestito da Capitan Harlock e con una lente a contatto azzurra. Quest’ultimo particolare ci insegna che Madre Natura anche se sembra di no, ha sempre dei disegni precisi, tipo farti nascere con gli occhi scuri perché altrimenti saresti sembrato un camaleonte in acido.
  • Arriva una modella vestita da centrino rosso, poi va via. Poi torna, poi va via.
  • I Modà non lo so come sono vestiti, ma suppongo da omini del calcio balilla quando vanno in chiesa alla domenica, come al solito.
  • Simona Molinari si da alla mitologia ed è travestita da pitone alato.
  • Gli Elii si pavarottizzano, ma in quell’out-fit ci vedo anche della Monty Pythonizzazione. Una corista non riesce a compiere il suo dovere e ad ogni inquadratura si evince che sta ridendo e basta.
  • Marco Mengoni vince e reagisce con l’autismo. Privo di emozioni apparenti, coccola il suo premio mentre il Sindaco [ era il Sindaco?] della città parla della coltivazione dei ranuncoli.

Arrivati in fondo, mi sento di dire che, piaccia o non piaccia, Fazio e la Littizzeto sono stati i fautori del primo Festival di [complessiva] buona qualità da almeno un decennio a questa parte. Pochi tempi morti, ospiti più ponderati, tempi non biblici, meno vallettismi e soprattutto una buona metà di bei pezzi [o almeno di pezzi che non ti fanno desiderare di strappare l'autoradio a morsi e lanciarlo dal finestrino].

Ringraziamo i personaggi secondari che hanno allietato queste serate:

  • Il direttore d’orchestra di Antonio Maggio che gli fa i cori in falsetto.
  • Le vocali di Antonio Maggio
  • Il corista con le basette abbonato ai la-la-la da coro russo. Sappi che Fortitudo scapperebbe con te anche in Kamchatka.
  • Il pianista che in realtà è Mario Monti.
  • La barba di Beppe Vessicchio.
  • Peter Cincotti, il Big Jim che per tutte queste sere ha duettato con Simona Molinari.
  • Il giovane scomposto che non si è filato nessuno/il dj anni ’90.
  • La Barbie sfregiata da una felicità parziale/aiutata da flute di champagne.
  • Il fattore cromatico.
  • Il pubblico da casa che ha votato Maria Nazionale.

simona molinari, il pitone alato e peter cincotti.

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sanremo 2013 _ semifinale

Avrei tanto voluto seguire in modo adeguato la semifinale, ma ieri sera un altro centinaio di coppie, ancorché non fosse più S.Valentino, si sono dimostrate assai affamate di amore e carne bovina.

Le informazioni raccolte dal Gruppo d’Ascolto della Casa Torre sono le seguenti:

  • “E Pippo Pippo non lo sa/che è il suo corpo che cambia/nella forma e nel colore/è in decomposizione”
  • Pippo Baudo, oltre che di inconsapevolezza, è arrivato armato di una statua celebrativa di Mike Buongiorno.
  • “Lo stilista dev’essere stato ucciso, perché erano vestiti tutti a lutto”
  • Elio e Le Storie Tese, e Rocco Siffredi. Fazio non è presente sul palco perché sta inaugurando la statua di Mike Buongiorno. Il “Ti amo Rosa” finale di Rocco era evidentemente dedicato alla nostra padrona di casa.
  • Il Cile viene chiamato sul palco in quanto vincitore del premio per  il miglior testo. Ci arriva zigzagando e dicendo cose a caso come in questo video in cui è ubriaco nei corridoi dell’albergo come un tredicenne in gita delle medie. Da questo video si evince che il titolo della sua biografia prossima ventura sarà “Il Fattore Cromatico”.

Quel che ho visto con i miei occhi sono le seguenti cose:

  • Antonio Maggio con un papillon blu elettrico tempestato di pailettes che vince tra i giovani, e fa quella cosa che faccio quando ascolto Anthony and the Johnsons pensando alle elezioni politiche del 24 febbraio. Piange. Seminando il panico tra il Gruppo d’Ascolto. Luciana Littizzetto esclama “Primo Maggio”, e torna a casa contenta.
  • Renzo Rubino che vince il premio della critica. Fortitudo mi comunica che in un’intervista Rubino ha dichiarato “Non è una canzone che parla di temi sociali, è una canzone d’amore. L’unico tema sociale che tratta, al massimo, è il problema della scomparsa dei postini.”

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