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laguna di martedì

Le zanzare qua non muoiono mai. Al massimo si indeboliscono, volano sghembe, la notte non riuscendo più a pungerti ti danno i bacini.

laguna di lunedì

Una nonnina con buffo cappello da Regina Elisabetta d’autunno cerca di tirare via il suo carlino spalmato ansimante sulla porta della pasticceria più buona di Venezia. Gli dice dai vieni via, Tonolo è chiuso oggi, riapre domani. Il carlino si scolla dalla porta, la guarda con amore, nel dubbio ci piscia sopra.

un mondo d’amore

Venezia, Santa Croce, un portone .

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una nobile causa

L’altro giorno, cioè ieri, ho postato un elemento vintage tratto da Inbassoadestra. Confrontando le chiavi di ricerca di allora con quelle di adesso ho poi constatato come l’interesse delle persone mediamente si sia spostato dalle creste punk e il Turkmenistan a “come uccidere una gallina”/”come uccidere un pollo”.

Ritenendo che questo sia un chiaro sintomo della crisi e del ritorno alla vita agreste faccio presente che io di mio, la crisi ho recentemente pensato di affrontarla lasciando un lavoro sicuro e re-incrementando le ore trascorse davanti ad uno o più schermi.

Chi a questo punto è portato a pensare che si tratti di un comportamento privo di logica dovrà convenire che è poco logico anche cercare di rianimare un blog laddove i blog evocano oramai paesaggi cimiteriali.

Tutto questo solo per dire che il blog ha anche una pagina facebook ( QUESTA ) e che sarebbe davvero carino da parte vostra farvi molestare anche lì apponendo un mi-piace .

 

 

Ricordo anni fa, c’era uno che mi piaceva anche parecchio, a ben guardare lo stesso degli oggetti contundenti. Questo qua che mi piaceva anche parecchio una volta mi ha scritto,

Ti chiamo tra dieci minuti..

Dopo una settimana gli ho risposto,

La bellezza dei tuoi dieci minuti è che occupano un tempo compreso tra ora e infinito..

Non è finita mica tanto bene. Però che bello scrivere, che poco timore, che smisurata convinzione.

Comunque

Pensavo l’altro giorno, cioè stamattina, erano cinque anni che non dormivo in una tenda.

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L’altra notte

Ero lì che rotolavo da una parte all’altra del letto e nel dormiveglia offuscato come usano essere i dormiveglia ho pensato a due cose. La prima è che tra poco cambia tutto di nuovo e che un po’ mi mancava questa cosa del cambiare. La secoda è una elaborazione della mia vecchia idea di nascondersi in una cavità sotterranea con dei bicchieri di plastica. In questa elaborazione la cavità sotterranea diventa un più confortevole sgabuzzino. Arredabile, dotato di chiave, adatto a dare riposo a sé e agli altri dalla propria stessa presenza. Ho pensato rotolandomi da una parte all’altra del letto che si chiamerebbe “riposiglio”.

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